Anacleto è il mio nuovo animale da compagnia; è un pappagallo, ma ad esser sincero (perdonatemi per la gaffe) ne ignoro completamente la razza, so solo che parla… me lo disse in fretta e furia il suo vecchio ed eccentrico padrone giusto un secondo prima di lasciarmi quei segni indelebili di pneumatico proprio davanti al portone di casa…
…”KE T’ POZZN ACCID!! E adesso chi li toglierà più quelli!?”
Iniziai fin da subito a provocare quel “bipede”, per vedere le sue reazioni, per sentire cosa aveva da dire. Per tutta risposta ottenni uno spostamento di piume che lasciava intravedere o una timidezza di fondo o una completa indifferenza verso la mia persona. Me ne feci una ragione.
Nei mesi a seguire iniziai a stravolgere l’arredamento del mio monolocale. Per l’occorrenza avevo fatto erigere una voliera “che quelli dello zoo di Berlino se la sognano” e in più avevo preso in prestito dalla biblioteca un manuale intitolato più o meno così: “Giardinaggio tropicale fai da te”. Nessuna reazione.
Almeno un grazie da quel pennuto taciturno me lo sarei aspettato!
Ben presto mi rassegnai, e la speranza di avere un compagno con cui condividere “quattro chiacchiere” cadde nel dimenticatoio. Decisi così di mitigare la mia delusione con le donne.
Evangeline, Selene e Rachele avevano colmato il mio bisogno di compagnia; trascorrevo ore al telefono con loro, ci uscivo, mi divertivo e la somma dei loro pregi contribuiva a creare la mia donna ideale, quella per tutta la vita, insomma.
(Per i più pignoli vorrei precisare che le relazioni erano tre e non una sola…)
…
Poi arrivò quel giorno! Suonò la sveglia e balzai in piedi come mai avevo fatto prima. Niente barba, non ne avevo voglia, andai a prendere un caffè da Gustavo, il barista che sta in fondo alla via. La “Gazza” era ancora immacolata sul bancone, fui il primo a battezzarla quel giorno. “La lettura richiede una certa comodità” e, quindi, con estrema cortesia, trovai un posticino vicino ad un altro avventore del bar.
Solo dopo aver assaporato e contemplato l’articolo sull’Inter, mi resi conto che quel “tizio” vantava gradevoli tratti femminili. Non mi ero mai sentito così a disagio, sentivo il bisogno di avere un contatto con quella creatura. Dopo innumerevoli tentativi di approccio mi arresi; quella ragazza si dimostrava indifferente alle mie provocazioni, e perfino alle mie occhiate sensuali con tanto di sopracciglio inarcato in stile Hollywoodiano. Indispettito e ferito nell’orgoglio mi alzai in fretta e furia cercando con gli occhi l’uscita più vicina; peccato che, sul più bello, le mie ginocchia spigolose provocarono il più grande disastro di tutti i tempi. Il tavolo ebbe un sussulto e “mille galloni” di latte macchiato caldo finirono a cascata sul cappotto della malcapitata.
“Ecco cosa succede quando non ci si fa la barba” pensai, maledicendomi!
Tutto il bar era girato a contemplare la scena. Volevo scappare, dovevo rimediare! Mi feci coraggio, e con la faccia “ustionata”, mi avvicinai alla disgraziata per aiutarla a togliersi il copriabito inzuppato. Accennai anche qualche battuta, ma ottenni solo un aggravio della situazione. Il danno venne risolto successivamente da Clara, la lavandaia, che, applicandomi uno sconto, si assunse l’arduo onere di ripulire l’onta subita. Non era sufficiente. Così invitai Azzurra (nel frattempo ci eravamo presentati) a cena in un ristorantino-pizzeria di mia conoscenza. Dopo vari tentennamenti uscimmo, e finalmente ebbi la possibilità di porre rimedio alla “tragedia di Gustavo”. Ne uscì una bella serata. Quella ragazza mi piaceva proprio tanto e ringraziai il fato per avermi dato quella bizzarra possibilità di conoscerla.
Iniziò così una frequentazione più seria del solito e mi ripromisi di mettere al più presto la parola fine alle mie avventure parallele. Azzurra mi prendeva a tal punto che decisi di ospitarla nella mia voliera.. ehmm… pardon, casa, per approfondire meglio la relazione.
Ricordo indelebilmente quella sera. Per l’occasione, decisi di tirarmi a lucido come mai avevo fatto prima. Tutto profumato, mi presentai alla porta di casa e, dopo aver tirato un bel sospiro, aprii la porta e mi trovai di fronte la ragazza più bella del pianeta! Stavo toccando il cielo con un dito. Dopo i classici convenevoli casalinghi, decidemmo di apprezzare un film sul mio divano/letto.
Mi ero fatto prestare qualche DVD dal ragazzino della porta accanto. Optammo per “Terminator 2: il giorno del giudizio”…
… A dirla tutta avrei preferito un film “strappa-mutande”, ma per quella sera non vi era proprio nulla di migliore. Il volume era basso e l’interessante trama aveva il suo svolgimento lontano dai nostri occhi. Dopo aver eseguito con classe uno sbadiglio carpiato doppio, portai il palmo della mia mano a sfiorare il collo della mia “futura moglie”. Non mi ero mai sentito così: il cuore batteva fortissimo. Io la desideravo, lei mi guardava sbattendo palpebre e pronunciando le labbra; come due calamite eravamo in procinto di collidere. Piano… Piano… Senza fretta… Assaporammo l’attesa del nostro primo bacio fino a giungere al culmine:
-“EVANGELINEEEEE, RACHELE, SELENEEEEEE”
-“EVANGELINEEE, RAAACHELEE, SELENEEEEEE”
Non credevo alle mie orecchie! Quel malefico pennuto, ormai dimenticato, stava cercando di sabotare la mia “relazione coniugale”!!
-“RACHELEEE, RAACHELLE… CEERTO CHE TI AMOO, SIII TUUTT A VITA MIAA!”
-“SEEELEe//”
Mi voltai verso quella voliera; l’imbarazzo generato dalla situazione mi fece perdere il controllo ed iniziai a frugare come un bracconiere fra piantagioni di caffè e papaya alla ricerca disperata dell’uccello del malaugurio. Non fui in grado di frenare quel fastidioso vociferare. Impietrito “rotolai” all’indietro. La porta di casa era spalancata. Azzurra era “volata” via… ADDIO.
La mia avventura con Anacleto si concluse con una “derapata” nei pressi di una casa che non era la mia…
Sebastiano P.